PIETRO CIACCI
Segrate, 5 febbraio 2025
Alla moglie Antonella, i figli Francesca e Federico
In ricordo di Mario
La morte di una persona ci interroga sempre, se poi questa persona è un amico, un quasi coetaneo, questo lo è ancora di più. Non sapevo di queste tua malattia che ti avrebbe portato nel giro di pochissimo tempo alla fine dei tuoi giorni terreni. Ricordo l’ultima volta che ci siamo visti, sotto il loggiato di casa mia, ad Urbania, città che ci ha visto nascere e crescere fino a quando il lavoro ci ha indirizzato su strade e città diverse. Da giovane ci siamo frequentati all’università di Ancona e ripercorre il nostro diverso umile passato io in campagna figlio di mezzadro. tu in città figlio di operai. Ci accomunava l’obiettivo comune di un futuro migliore riscattando le fatiche che i nostri genitori riponevano su di noi.
Io, più grande di te, ti ho lasciato andando a lavorare a Milano. Per i successivi anni le nostre frequentazioni si limitavano al mese di ferie che trascorrevo ad Urbania, alle feste di compleanno di mio figlio Daniele coetaneo di tua figlia Francesca, a qualche pizza insieme a moglie e figli, magari a cena in qualche agriturismo. Se venivo all‘Orsaiola ti trovavo a casa di tua suocera alla quale eri molto legato. Se poco era il tempo che trascorrevamo insieme, molto era l’affetto che ci legava, Il rispetto, la considerazione che ognuno di noi aveva per l’altro. Ricordo le volte che ti ho ripreso, mi scuso dell’essere stato un po’ brusco però il tutto l’ho fatto a fin di bene. Raggiunte dalla pensione abbiamo avuto più tempo nel vederci nelle mie frequenti ritorni allora alle origini. Le mie difficoltà nel muovermi eri tu che venivi a trovarmi come queste ultime estati, parlando della nostra vita, del nostro passato, del nostro presente, che poi erano i figli, delle nostre aspettative, dei loro sogni, gli ultimi anni anche dei nostri nipoti, rinfrescandoci con un gelato o una fetta d’anguria. Anche questa estate, ci siamo lasciati con l’augurio di vederci la prossima primavera. Se l’appuntamento fosse saltato sarei stato io, pensavo, visto il mio stato di salute. Nulla faceva presagire che invece saresti stato tu. Ma la vita non guarda in faccia nessuno così come la morte, nessuno sa del suo domani, Imperscrutabile, inaccessibile, Impenetrabile. Ritornato a Milano non ci siamo più sentiti, non ho saputo di questa malattia che ti aveva colpito, Portandoti, Direi trascinandoti, in poco tempo, in quel luogo in cui tutti, prima dopo, ci ritroveremo. Da quaggiù non posso far altro che pregare per te E tu da Lassù come apripista, Aiutarmi nel percorrere la giusta strada che ci porterà alle porte del Paradiso. Sei stato un grande figlio, un grande marito, un grande papà. Le persone che ti amavano stanno soffrendo, ma Con la serenità Di chi ha chiaro che l’unica certezza della nostra vita è la morte. Ciao Mario, anzi arrivederci
5 Febbraio 2025